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Quando la montagna si spopola.

Una lettura multidimensionale.


Un mosaico di fattori

Un numero crescente di comuni alpini italiani si sta progressivamente spopolando, mentre altri mostrano una sorprendente resilienza di fronte alle sfide del territorio montano. Il fenomeno non risparmia nemmeno le aree ad alta pressione turistica, eppure in altri comuni i trend demografici restano positivi. Dietro queste traiettorie così diverse si nasconde una rete complessa di cause, ambientali, sociali ed economiche, che si intrecciano in modo differente da territorio a territorio.

Obiettivi

È proprio questa complessità che il progetto si propone di analizzare. Attraverso tecniche di data science e machine learning, abbiamo indagato un ampio volume di dati eterogenei — relativi tanto al contesto nazionale quanto alle specificità locali — per identificare i fattori che determinano lo spopolamento montano e distinguere i territori resilienti da quelli più vulnerabili, mettendo in luce le differenti traiettorie interne a un territorio spesso percepito come uniformemente marginale.

Una testimonianza

Ai dati abbiamo scelto di affiancare una voce diretta dal territorio: quella di Gregorio Pedrini, nato e cresciuto in Garfagnana, guida alpina dal 2025 e laureato in Scienze Naturali e Ambientali. Tra le sue attività c’è anche la scrittura: è autore della guida “Alpi Apuane - Multipitch” (Versante Sud, 2026).

L’intervista che segue restituisce bene la complessità di questi contesti: un turismo che cambia forma, uno spopolamento persistente ma disomogeneo, l’arrivo di nuovi residenti stranieri in smart working, un mercato del lavoro locale tenace ma con offerte poco attrattive per i laureati. Sono proprio queste sfumature a confermare quanto osservato nei dati: comprendere lo spopolamento della montagna, e pianificare azioni di tutela efficaci, richiede uno sguardo capace di tenere insieme fattori ambientali, sociali ed economici — esattamente l’approccio multidimensionale al centro di questa indagine.

Intervista alla guida alpina Gregorio Pedrini

Com'è cambiata la frequentazione della montagna negli ultimi anni?
«Il calo delle nevicate ha portato gli sciatori ad abbandonare quasi completamente le Alpi Apuane. Al contrario, il trekking e l'alpinismo classico invernale hanno registrato una crescita significativa negli ultimi anni, soprattutto dopo il periodo del Covid. Sempre più persone si avvicinano alla montagna per attività escursionistiche e alpinistiche, anche durante la stagione fredda.»

La Garfagnana continua a perdere abitanti?
«La maggior parte dei paesi della Garfagnana sta vivendo un progressivo spopolamento. Ci sono però alcune eccezioni. Gragnana, nel comune di Piazza al Serchio, sembra andare in controtendenza. Un mio amico becchino, che tiene traccia delle nascite e dei decessi, mi raccontava che nel 1995 gli abitanti erano 206, mentre oggi sono circa 160: un calo c'è stato, ma più contenuto rispetto ad altre realtà della zona. Inoltre stanno arrivando nuovi residenti che lavorano in smart working, soprattutto da Belgio, Olanda e Svizzera.»

Quali opportunità lavorative trovano i giovani che scelgono di restare?
«Le principali opportunità sono nelle fabbriche, nelle segherie, nelle cartiere e nel settore dell'ospitalità, in particolare nella ristorazione. I giovani con un livello di istruzione più elevato, invece, spesso scelgono di trasferirsi altrove per trovare opportunità professionali più qualificate.»

Chi sono le persone che si rivolgono a te come guida alpina?
«I miei clienti sono molto diversi tra loro. Ci sono sia residenti che vogliono conoscere meglio le montagne di casa, sia turisti provenienti da altre zone d'Italia e dall'estero. I background sono i più disparati, ma tutti condividono il desiderio di esplorare e vivere la montagna in modo autentico.»